Nebbia sulla costa

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Ilyssien Maegyrith
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Re: Nebbia sulla costa

Messaggio da Ilyssien Maegyrith »

Nel caldo ristoratore di una stanza protettiva è tutto più facile. Cuscini morbidi, un lenzuolo pulito, un tavolo con dei candelabri ed innumerevoli astucci contenenti oli essenziali, erbe aromatiche, trucchi di vario genere. Una serie di orsetti di pezza appollaiati sulla cassapanca lasciano intuire un'anima un po' da bambina. Distesa a pancia in giù, le ginocchia piegate e le caviglie incrociate in una "X" con il morbido ondulare ritmico dei piedi in alto. La chioma biondo/oro sparsa e fresca d'un lavaggio recente, tutti dettagli che nella povertà non è pensabile nemmeno sperare.

Sulla destra uno scranno con sopra un mantello pregiato di colore verdognolo, lo zainetto di Heward, una cintura in cuoio bollito, un tubo di porta pergamene e diverse pozioni sparse. Vi sono anche gli anelli e le cavigliere indossate di solito alle Notti d'Oriente, c'è tutto.


In molti ucciderebbero per tutto ciò.

Sono solo parole gettate al vento, il volto ospitato dalla mano e le dita a stuzzicarsi i boccoli dorati come in preda ad una strana trance introspettiva. Le labbra piene e morbide sussurrano un nome.
Quel nome.


Karrundax.

Un veloce brivido che la percorre da cima a fondo, neanche uno spettro fosse entrato improvvisamente nella stanza. Di fronte al cuscino un rotolo di pergamena, pochi scarabocchi trascritti da un carboncino color pece, polpastrelli macchiati di scuro. La fronte si aggrotta in un'increspatura bagnata dalla frangia bionda, una smorfia dolente e gli occhi blu cobalto a stringersi in due fessure profonde.

Il Re sotto la montagna. /
La bestia di fiamma. /
Sul suo trono di pietra lavica. /
Antico quanto il Faerun stesso. /


Sfarfalla di getto le ciglia, sussulta neanche fosse stata appena schiaffeggiata. In un attimo si tira sulle ginocchia, spalmandosi la mano contro il volto. Sudata, sudore freddo. Di fronte a se una serie di scarabocchi sulla pergamena ingiallita. Erano semplici ghirigori privi di senso? Arabeschi montati ad arte dal subconscio solo per darsi un fulcro su cui sfogare la distrazione anziché proiettarla verso lidi alternativi?
No, niente di tutto questo. Un nome disegnato continuamente lungo tutto il foglio.
Solo un nome.


Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax. Karrundax.

Un panno afferrato al volo, terso contro la fronte a tamponarsi stanchezza e sudore. Labbra piegate verso il basso in una virgola contrariata. La mano posta ad artiglio ad afferrare quella pergamena, accartocciarla in una sfera scomposta ed alzarsi, raggiungere rapidamente il fuoco per gettarla e vederla estinguersi sotto il gioco di fiamme e brace.
Un sospiro lungo e rassegnato.


Era tutto più facile quando il problema erano dei dannatissimi affreschi ed una gelatina.

Sussurra, raggiungendo i sandali per indossarli assieme ad un soprabito, allacciandolo sotto al mento ed uscire lungo i corridoi di Kala Nadim.
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